
Il dissesto
idrogeologico rappresenta un problema di notevole rilevanza, visti gli ingenti
danni arrecati al nostro territorio. In Italia è diffuso in capillarmente e si
presenta con sfaccettature differenti a seconda dell’assetto geomorfologico del
territorio: frane, esondazioni e dissesti morfologici con trasporto di massa
nelle zone collinari e montane, esondazioni e sprofondamenti in pianura.
Tra i fattori naturali
che predispongono il nostro territorio montano a frane e dissesti
idrogeologici, rientra senza dubbio la particolare conformazione geologica e
geomorfologica, in quanto l'Appennino Tosco - Emiliano è costituito per almeno
i 2/3 della sua superficie da rocce argillose, altamente predisposte allo
sviluppo di fenomeni di instabilità. Assorbendo con facilità l'acqua, i terreni
argillosi (per di più, facilmente erodibili) peggiorano rapidamente le proprie
caratteristiche meccaniche, deformandosi plasticamente sino a determinare lo
scivolamento e la colata di porzioni di versante, che interessano all’incirca
un quinto della superficie montana.

Il rischio idrogeologico
è stato inoltre fortemente condizionato dall’azione dell’uomo e dalle continue
modifiche del territorio cui va sommata l’elevata presenza di beni e di persone
nelle aree maggiormente a rischio. L’abbandono dei terreni montani,
l’abusivismo edilizio, il disboscamento, l’uso di tecniche agricole non idonee,
l’occupazione di zone di pertinenza fluviale e l’insufficiente manutenzione dei
versanti e dei corsi d’acqua hanno quindi aggravato il dissesto e la fragilità del nostro territorio.
Il dissesto
idrogeologico si riscontra anche come degrado degli alvei della rete
idrografica. Solamente tramite la costruzione di briglie, di opere di
ingegneria naturalistica e grazie ad una continua manutenzione si può evitare
l’innesco di fenomeni erosivi che creano svariati problemi di stabilità dei
versanti.

Se si considera la variabilità del territorio Appenninico e
le sue problematiche sopra descritte, risulta evidente l’importanza di una
buona conoscenza ed una capillare localizzazione delle aree soggette a
dissesto, al fine di individuare con precisione quelle zone dove si verifica
maggiore reiterazione dei fenomeni di instabilità, permettendo nel contempo di programmare
interventi di prevenzione.