Bologna, 26 ottobre 2007        STAGIONE IRRIGUA 2007: DAI CONSORZI DI BONIFICA DELL’EMILIA ROMAGNA QUASI 1 MILIARDO DI METRI CUBI D’ACQUA MA FIUMI E TORRENTI APPENNINICI SONO A SECCO

 

Bertolini: “A  rischio il comprensorio del Parmigiano Reggiano. Urge una politica di stoccaggio delle acque in invasi medio-piccoli. E bisogna puntare sull’interconnessione fra  sistemi irrigui e acquedottistici”  

 

Quasi 1 miliardo di metri cubi  d’acqua distribuiti nella stagione irrigua 2007 per usi soprattutto agricoli, ma anche industriali e ambientali, nonostante l’emergenza di giugno-luglio, col Po sceso ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni. Il bilancio di un’altra campagna irrigua difficile è stato presentato oggi dal presidente dell’Unione Bonifiche Emilia Romagna, Emilio Bertolini.

“Il Po, nostra principale fonte di approvvigionamento, ha tenuto. Merito del Piano di risparmio adottato a maggio in Cabina di regia tra gestori dell’elettricità, dei Grandi laghi, delle Bonifiche delle 4 regioni padane e la Protezione civile per garantire al Po una portata, tra giugno e luglio,  di almeno 300 metri cubi di acqua al secondo, con un risparmio dell’8% sul totale dei prelievi. L’impegno dei Consorzi della regione ha fatto il resto, sia attraverso una efficace capacità di gestione della distribuzione dell’acqua grazie all’interconnessione sempre più efficiente della rete di bonifica sia attraverso una politica di risparmio della risorsa, che è andata ben oltre il preventivato, raggiungendo il 15/17% della risorsa. Si sono così prelevati 450/460 milioni di metri cubi invece dei 570 preventivati. La capacità produttiva di tutte le aree servite è stata salvaguardata e con essa anche l’ambiente. Ancora una volta, nonostante le difficoltà e le necessità di razionamenti che hanno coinvolto tutti i Consorzi della regione, è stata garantita l’acqua ad una delle agricolture più sviluppate del Paese, ma dobbiamo comunque ringraziare i fattori climatici che per tutta l’estate hanno garantito costanti precipitazioni sull’arco alpino, tali da sostenere complessivamente i fabbisogni”.

Comunque un’altra emergenza è alle porte. Dal novembre 2006 ad oggi nella pianura occidentale della regione il deficit di piovosità è di 200-250 mm. Tale deficit è superiore nella pianura orientale dove si sono registrate minori precipitazioni nell’ordine dei 250-350 mm. Nell’area montana della regione il deficit è di 300-400 mm, in quasi assenza di precipitazioni nevose. Nello stesso periodo la temperatura si è attestata su un grado in più della media storica.

Un simile allarmante quadro climatico sta seriamente condizionando la disponibilità di acqua per l’intera realtà regionale. A fronte di precipitazioni inferiori del 25-30% agli anni precedenti – anni per inciso anch’essi non piovosi – l’uso dell’acqua nei vari comparti e soprattutto in quello acquedottistico non ha avuto ugual calo; si stanno così intaccando riserve – soprattutto di falda – che mancheranno in futuro. Le scarse piogge del 2007 avranno dunque un negativo riverbero sul prossimo anno il quale dovrà fare i conti con un handicap di disponibilità idrica assolutamente elevato.

La difficoltà idrica dell’area romagnola e dell’Appennino rappresentano già ora la punta di un problema che verosimilmente si generalizzerà nel 2008. Si pensi al territorio tra Reggio e Parma, la terra del Parmigiano Reggiano, dove l’Enza ha soddisfatto soltanto dal 10 al 30% della domanda per carenza di risorsa. Qui i prati stabili sono a rischio e con essi la produzione di un formaggio che è simbolo del made in Italy nel mondo.

“In sintesi – dice Bertolini – l’irrigazione con risorsa appenninica non è più in grado di soddisfare i fabbisogni per la generale scarsità d’acqua disponibile. Ormai la disponibilità idrica fa la differenza, per le imprese agricole, tra chi avrà un reddito e chi no, sia nelle aree cerealicole che frutticole”.

Questo quadro allarmante rende necessaria una accelerazione del Pta regionale (Piano tutela acque) su almeno due fronti: le scelte adottate a garanzia del soddisfacimento dei fabbisogni; la rigidità dei sistemi di distribuzione dell’acqua. “Abbiamo condiviso la scelta di puntare sulle politiche di risparmio, sorrette da scelte di conservazione dell’acqua quali la riconversione delle ex cave in bacini irrigui. Ad integrazione di tali strategie servono adesso interventi di più ampio respiro quali la creazione di una rete di piccoli e medi invasi appenninici con il criterio dell’uso plurimo”, insiste Bertolini.

Poi occorrono nuove politiche che puntino al dialogo fra i diversi gestori della risorsa idrica: “L’esperienza attuale del Canale Emiliano Romagnolo, che soccorre la criticità idrica romagnola, evidenzia come l’interconnessione fra il sistema irriguo ed acquedottistico sia una strategia da perseguire non solo nelle fasi emergenziali. La Bonifica può fornire acqua grezza non di pregio per i vari usi produttivi, salvaguardando così l’acqua potabile da destinare sempre più ai solo consumo umano”.