Giovedì 15 novembre 2007 – Notiziario della Bonifica Renana

 

1) STATO DELLE PRECIPITAZIONI

Temperature in calo ma perfettamente in norma con la media stagionale. Le previsioni indicano anche possibili nevicate in appennino nel fine settimana. La Neve è fondamentale, ricordiamo, per rimpinguare le falde sotterranee, che si formano anche dallo scioglimento dei depositi nevosi montani.

Ricordiamo che basta un grado im più nella temperatura media annuale per diminuire la nevosità sotto i 1500 metri del 40%. Se gradi sono due la nevosità scompare a queste altezze e quindi praticamente in quasi tutto il nostro appennino. Proprio la mancanza di neve ha causato la mancanza d’acqua estiva negli affluenti appenninici del PO, tra cui il Reno.

 

2) Expo spagnolo 2008 dedicato all’acqua

Acqua e sviluppo sostenibile: questo il tema del prossimo EXPO 2008 di Spagna che si terrà a Saragozza dal 14 giugno al 14 settembre 2008. Simbolo dell’Expo sarà una torre a forma di gigantesca goccia d’acqua, alta 80 metri e tutta di cristallo. Altra opera rilevante sarà un ponte a forma di gladiolo (il progetto è dello studio dei Zaha Hadid, architetta iraniano) che, come il Pontevecchio a Firenze, ospiterà negozi e case.95 i Paesi partecipanti all’Expo con 3400 eventi e spettacoli. Per maggiori informazioni  vistare il sito www.expozaragoza.2008.es

 

 

3) IN ITALIA 470 MILA FRANE, COLPITO 70% COMUNI: tra le cause la mancata prevenzione idrogeologica

Sono 470.000 le frane che interessano il territorio italiano. Colpito il 69% dei comuni: 5.596 su un totale nazionale di 8.101. Questa la fotografia dell'emergenza emerso dal Rapporto sulle frane in Italia, realizzato da Apat, Regioni e Province Autonome e presentato nei giorni scorsi a Roma.

 Il rapporto, sulla base dei risultati del progetto, mette a fuoco lo stato del dissesto su scala nazionale e regionale e conferma il quadro preoccupante censendo quasi 470.000 frane per un totale di circa 20.000 km2, pari al 6,6% dell'intero territorio nazionale.

 Un numero cosi' elevato di fenomeni franosi e' legato principalmente all'assetto morfologico del nostro paese, per circa il 75% costituito da territorio montano - collinare e alle caratteristiche meccaniche delle rocce affioranti.

Come emerge dal Rapporto, le piu' frequenti cause d'innesco dei fenomeni franosi sono le precipitazioni brevi e intense o eccezionali e prolungate a cui va aggiunta l'attivita' antropica che contribuisce in maniera sempre piu' significativa all'instabilita' dei versanti, attraverso tagli stradali, scavi e piu' in generale con una non corretta o assente pianificazione territoriale.

 

Le informazioni del Progetto Iffi, incrociate con gli elementi a rischio (tessuto urbano, aree industriali e commerciali, infrastrutture lineari di comunicazione, ecc.) mediante l' utilizzo di tecnologie Gis, hanno permesso di classificare 4.530 comuni con livello di attenzione elevato e molto elevato per rischio da frana.

Da tempo la Bonifica Renana sta sensibilizzando gli enti locali sulla necessità di parametrare lo sviluppo urbanistica con studi adeguati di tenuta idraulica, atti a garantire la sicurezza di cose e persone,

 

 

 

4) AMBIENTE: DUE ITALIANI A VERTICI RETE UE AUTORITA' BACINO

La Rete internazionale delle organizzazioni di bacino ha conferito all'Italia le presidenze delle Reti europea e mediterranea , nominando rispettivamente Roberto Grappelli, gia segretario generale dell'Autorita di bacino del fiume Tevere, e Walter Mazzitti, ex presidente della task force europea per il processo di pace in Medio Oriente. Lo annuncia una nota del ministero dell Ambiente. La nomina e arrivata nei giorni scorsi a Roma al termine della Conferenza della Rete europea delle organizzazioni di bacino .

La Conferenza di Roma ha avuto come tema portante L’attuazione della direttiva quadro Acque. Le Autorita di bacino hanno un ruolo importantissimo nell’opera di tutela delle acque e per una gestione sostenibile del territorio e delle sue risorse.

 

 

 

5) In mancanza d’acqua, gli alberi si affidano all’anidride carbonica
 

Sopra gli alberi della foresta Yatir, sulle pendici meridionali del monte Hebron, torreggia un edificio verde di metallo. I passanti possono scambiarlo per una delle solite stazioni meteorologiche, e invece le ricerche che vi si conducono potrebbero aiutare a combattere la desertificazione nel mondo.

La stazione di ricerca, gestita dall’Istituto Weizmann di Rehovot, è l’unica struttura in Medio Oriente in grado di misurare i gas ad effetto serra.

La stazione di Yatir è stata costruita sei anni fa per studiare l’assorbimento del biossido di carbonio da parte delle piante. Il professor Dan Yakir, che dirige la stazione, dice che è unica perché è la sola situata in un clima semi-arido.
Effettivamente i dati che lui e i suoi studenti hanno raccolto appaiono piuttosto insoliti: sembra che gli alberi della foresta Yatir crescano alla stessa velocità di altri alberi in regioni con il doppio delle precipitazioni. Un’analisi più approfondita ha rivelato che gli alberi compensano la mancanza d’acqua utilizzando il biossido di carbonio.
Queste scoperte potrebbero creare una nuova prospettiva sulla piantagione di foreste nelle regioni aride. Tali foreste potrebbero essere piantate per aiutare a rallentare la desertificazione e a ridurre i livelli di biossido di carbonio nell’atmosfera, il che servirebbe ad impedire il riscaldamento globale.

 

Anche altre stazioni FluxNet nel mondo sono dedicate alla comprensione del ruolo delle foreste nell’emissione e nell’assorbimento del biossido di carbonio. La ragione è che le foreste nel loro insieme consumano il 25% di tutto il biossido di carbonio, un gas che ha un effetto profondo sul riscaldamento globale.

 

La foresta di Yatir non è stata scelta a caso. La zona è stata scelta proprio per la scarsità di acqua piovana che riceve: meno di 300 millimetri l’anno. "Questo livello di precipitazioni è del tutto atipico per le foreste, incluse quelle che sono esaminate in altre parti del mondo" spiega Yakir. Inoltre, gli alberi della foresta di Yatir non sono indigeni, ma sono stati piantati a partire dagli anni ‘60.

 

 

 

La scarsità di piogge nel Negev ha reso necessaria la costruzione di canali e pozzi per l’acqua vicino ai campi e alle piantagioni. La coltivazione di tuberi e burberi costituisce il 20% dell’economia del paese ma ha una grande parte anche l’allevamento di ovini. L'imponente sviluppo dell'irrigazione, che fa ricorso alle falde freatiche e artesiane e al lago di Tiberiade, le cui acque vengono convogliate mediante canali fin nel Negev, come pure quelle del fiume Yarkon, ha reso possibile su oltre la metà della superficie coltivata (circa 215.000 ha) un'agricoltura intensiva che sarebbe impossibile con l'apporto delle sole piogge. Inoltre, metodi e tecniche di coltura assai avanzati assicurano una resa per ettaro particolarmente consistente e l'ottima qualità della produzione. Le colture più diffuse sono quelle cerealicole, specialmente il frumento (75.000 ha e 145.000 t), l'orzo (14.000 ha e 7.000 t) e il sorgo (1.000 ha e 2.000 t). La vite è diffusa soprattutto nelle pianure di Sharon e della Giudea (5.000 ha; 82.000 t di uva e 130.000 hl di vino). L'olivocoltura, presente un po' dappertutto, è particolarmente produttiva in Galilea (46.000 t di olive).