Giovedì 28 giugno 2007 – notiziario della Bonifica Renana

1) STATO DELLE PRECIPITAZIONI

I valori di temperatura massima segnalano un’ondata di calore per alta pressione di origine africana. L’indice di Thom settimanale in pianura si è collocato oltre 25 (questo parametro meteorologico indica che più del 50% degli individui prova una sensazione di disagio fisiologico.

Tra le azioni minute, ne ricordiamo una che proviene dal lontano passato, quando non esistevano molte creme di carattere cosmetico. Un segreto delle nonne era conservare l’acqua di cottura della pasta per lavarsi il viso al mattino: pare infatti che gli amidi che la pasta lascia nell’acqua, quando viene bollita, abbiamo un effetto emolliente e lenitivo sulla pelle. In un’epoca di rivalutazione delle tecniche naturali e tradizionali, potrebbe valer la pena provare.

 

2) Acque minerali, ma da dove vengono?

Come abbiamo già avuto modo di segnalare in questa rubrica, quello dell’acqua in bottiglia è un business in piena crescita. In Italia la produzione è aumentata del 45% tra il 1995 e il 2005 (fino a 11,8 miliardi di litri) e il consumo pro capite è triplicato in 20 anni (188 litri, il più alto del mondo, nel 2005).

Nel nostro Paese sono in commercio 304 marchi di acque minerali, ma l’84% del mercato -3 miliardi di euro, complessivamente- è in mano a una dozzina di gruppi.

Le acque minerali nazionali provengono  prevalentemente da vene di acque sotterranee che fanno parte del demanio pubblico e 14 Regioni su 20 non ricevono un euro per l’acqua imbottigliata dalle imprese.

A novembre 2006, però, la Conferenza Stato-Regioni ha invitate queste 14 amministrazioni regionali a uniformare la propria legislazione a quella di Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Basilicata e Sicilia, che già chiedono un “canone di imbottigliamento”.

Dove esistono, oggi le tariffe variano tra 0,0003 euro per litro (in Basilicata) e i 0,003 euro per litro (in Veneto, per effetto di un emendamento alla Finanziaria regionale 2007 approvato a fine gennaio).

Alcune regioni prevedono uno sconto per chi sceglie di imbottigliare nel vetro.

La Provincia autonoma di Trento, la Toscana e la Campania sono “produttori” importanti, ma gli imbottigliatori non pagano altro che un “canone di coltivazione” della fonte , in pratica l’affitto del terreno.

 

La Regione Toscana -dove si produce oltre il 10% dell’acqua imbottigliata in Italia- si è dotata nel luglio 2004 di una legge che prevede il pagamento di una canone di concessione commisurato ai prelievi. Ma da due anni e mezzo manca il regolamento attuativo.

 

Una minitassa sulle acque minerali è stata approvata dall’attuale governo con la Finanziaria 2007. Le aziende dovranno versare 0,001 euro per ogni bottiglia di plastica commercializzata. I soldi raccolti confluiranno in un Fondo di solidarietà istituito presso la Presidenza del Consiglio, che servirà a finanziare progetti di accesso alle risorse idriche a livello nazionale e internazionale.
A una tassa per finanziare progetti nei Paesi in via di sviluppo guarda anche il Forum dei movimenti per l’acqua: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico (è in corso la raccolta firme per presentarla in Parlamento, www.acquabenecomune.org) propone di prelevare a questo fine 1 centesimo di euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata.

3) Il clima cambia: quali effetti sul nostro territorio? La Renana si interroga

 

Clima che cambia, caldo che aumenta, precipitazioni ad andamento tropicale: come si traduce tutto questo per il nostro territorio e per la sua gestione?

 

Nella tavola rotonda organizzata presso il Consorzio della Bonifica Renana, lunedì 25 giugno se ne è discusso con il sottosegretario all’ambiente, con delega alla desertificazione, prof. Bruno Dettori.

 

Tra gli esperti, Lucio Botarelli (Arpa Emilia-Romagna) ha illustrato i dati sulle precipitazioni che indicano una diminuzione media tendenziale per l’Emilia-Romagna che può giungere fino a 50 millimetri per anno. Si tratta, inoltre, di precipitazioni concentrate che assomigliano sempre più ad episodi monsonici. Infatti, nell’area bolognese i giorni di pioggia annui sono passati da 76 a 52 nel giro di pochi decenni.

 

Il tutto da abbinare con temperature in crescita; siamo infatti entrati in una fase di progressivo innalzamento del gradiente termico - destinata a consolidarsi - che ha visto nelle nostre aree un inverno straordinariamente mite (+ 6% stabili sulla media di gennaio) e la colonnina di mercurio superare i 30 gradi costantemente nei mesi estivi, mentre fino a qualche anno fa si trattava di un dato episodico.

 

Quindi, papaia e mango al posto di patate e cipolle? Piantagioni di banani dove oggi ci sono i pescheti? Sembra un’ipotesi da valutare attentamente ed, infatti, Zeno Varanini, presidente della società italiana di chimica agraria ha sottolineato come la ricerca biotecnologica si stia orientando verso specie in grado di resistere a shock termici e stress idrici.

 

Ma la tropicalizzazione del clima aumenta anche il rischio di un progressivo inaridimento dei suoli e diminuisce il livello di fertilità dei terreni. In Emilia-Romagna e più specificamente nella nostra Provincia già 2 ettari su 3 hanno una dotazione insufficiente di sostanza organica.  Ciò diminuisce di almeno un 30% la capacità dei nostri suoli a trattenere acqua e amplifica il fenomeno dell’erosione

 

Paola Rossi, presidente della società europea di agronomia dopo aver illustrato le azioni del mondo scientifico internazionale sul tema delle relazioni tra attività colturali e cambiamenti climatici, ha sottolineato come occorra predisporre una gestione territoriale integrata e sostenibile in cui un’agricoltura multifunzionale può giocare un ruolo importante ed ha evidenziato il contributo essenziale che le colture erbacee possono fornire contribuendo alla fissazione del carbonio e quindi all’abbattimento dell’effetto serra.

 

Un’azione concreta verso l’obiettivo della gestione territoriale integrata, secondo Giovanni Tamburini presidente della Bonifica Renana, viene dalla distribuzione costante dell’acqua da parte del Consorzio che, grazie ad una rete di bel 1.380 chilometri e 47 impianti idrovori, garantisce in la presenza del livello di minimo deflusso vitale delle acque, consentendo la sopravvivenza di piante ed animali, anche selvatici, che in caso di siccità non hanno altra fonte di approvvigionamento. E proprio grazie alle infrastrutture idrauliche della Renana il territorio bolognese ha superato due stagioni siccitose e i molti episodi alluvionali sparsi che si sono presentati nell’ultimo quinquennio.

 

Presentando l’azione del Governo per la lotta alla desertificazione, il sottosegretario Dettori ha evidenziato come intorno alla risorsa acqua e alle sue fonti si siano costituite e costruite le civiltà e come l’attuale squilibrio nella disponibilità della risorsa sia la fonte di conflitti e di emigrazioni di massa. Di qui l’esigenza di piani e programmi che tengano contro dell’attuale instabilità climatica e della scarsità dell’acqua potabile.

 

Anche perchè l’intera pianura padana è sprovvista di invasi di accumulo e dipende quasi esclusivamente da Po per gli usi idrici produttivi.

 

Ha concluso la tavola rotonda Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria, evidenziando i nuovi scenari che il cambiamento climatico impone ai territori rurali ed alle produzioni ad alto contenuto di identità locale (basti pensare ai prodotti tipici Dop e Igp). Come sarà influenzato il nostro sistema agroalimentare dal fatto che ogni innalzamento termico di un grado sposta di 200 km a nord l’areale di coltivazione di una specie?