• Il comprensorio di pianura
  • Il comprensorio di pianura del Consorzio della Bonifica Renana ha un’estensione di 119,20 ettari.a Nord ed a Ovest con il fiume Reno, ed Est con il Torrente Sillaro e a Sud con la Via Emilia. Il Consorzio opera su questo territorio fin dal 1909, data della sua costituzione, dalla quale ha inizio la realizzazione del progetto definitivo della Bonifica idraulica, predisposto da Pietro Pasini e approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il 20 febbraio 1914. Il progetto dell’Ing. Pasini divideva il Comprensorio in due settori, il primo a sinistra dell’Idice, le cui acque confluivano nel Reno alla chiavica Beccara, il secondo a destra dell’Idice, le cui acque finivano nel torrente Sillaro in località Bastia.
  • Fu costruita una rete di canali, con sviluppo complessivo di 585 Km, successivamente estesi a 1.174 Km, suddivisi in canali di acque alte, scolanti a gravità e canali di acque basse, soggette a scolo meccanico. Le idrovore di Saiarino e Vallesanta, dotate originariamente di 9 gruppi di pompaggio, con una portata massima ciascuna di 9 mc/sec furono inaugurate nel 1925. I lavori proseguirono per tutti gli anni trenta ed oltre, sulla base di adattamenti del progetto iniziale e interessarono anche le aste classificate di II° categoria, come il Savena e l’Idice. Inoltre, dopo l’approvazione del Testo Unico sulla bonifica del 1933, i compiti del Consorzio si allargarono alla costruzione di strade, di acquedotti, elettrodotti e al consolidamento dei terreni di montagna e collina.
  • Al territorio di pianura gli Acquedotti Renano e Medicinese- Argentano, furono successivamente trasferiti (1981) all’Acoser (oggi SEABO).
  • La seconda guerra mondiale provocò gravi guasti alle opere di bonifica (il fiume Reno fu l’ultimo baluardo di difesa delle truppe tedesche, perciò tutto il territorio fu oggetto di imponenti attacchi aerei e terrestri), che tuttavia furono ripristinate abbastanza rapidamente. Nell’immediato dopoguerra il Consorzio elaborò, come previsto dalla Legge, un Piano Generale con numerose opere e interventi di potenziamento del sistema scolante. Avviata inoltre la sistemazione delle aree di collina e montagna con grandi opere di forestazione, di viabilità, di approvvigionamento idrico, mentre in pianura si dava l’avvio alla costruzione del C.E.R. per la distribuzione di acqua ad uso irriguo. Gli interventi, condotti in massima parte con il contributo finanziario del Ministero dell’Agricoltura, avevano l’effetto di consolidare il territorio di montagna e collina, di salvaguardare quello di pianura dai rischi idraulici e di stimolarne la produttività, anche attraverso lo sviluppo delle opere irrigue, garantendo in questo modo la continuità del tessuto produttivo del territorio, con rilevanti vantaggi economici e sociali per tutti i suoi abitanti. Lo viluppo delle attività industriali e artigianali, instauratesi in particolare lungo la Via Emilia ed in prossimità dei principali centri abitati della pianura, e l’espansione delle aree residenziali, favorita dalla presenza di una rete viaria sempre più moderna e di tutte le necessarie infrastrutture (fognature, acquedotto, metano, telefono, energia elettrica, etc…), la naturale fertilità del terreno, la capacità e la specializzazione degli operatori agricoli e la vicinanza d’importanti mercati (Bologna) ed industrie di trasformazione, permettevano di raggiungere un livello produttivo ed un tenore di vita fra i più elevati d’Italia. Le trasformazioni economiche — sociali non sono sempre avvenute in armonia ed in equilibrio con le esigenze di difesa del suolo, ma spesso hanno contribuito ad innescare un processo di dissesto idrogeologico e d’impoverimento paesaggistico — naturalistico, oggi sempre più evidente. Il risultato è un territorio con una sicurezza idraulica notevolmente ridotta, nel quale sono assenti interventi di mitigazione e di riequilibrio ecologico (da poco ripresi grazie anche agli interventi di sostegno all’agricoltura e all’ambiente da parte della Unione Europea), soprattutto nelle aree caratterizzate da maggiore presenza di insediamenti produttivi ed urbani. In particolare alla sicurezza idraulica si rileva che la rete scolante e gli impianti idrovori consortili sono stati dimensionati, nel primo decennio del secolo, per dare sicurezza ad un territorio molto meno vulnerabile di quello attuale, per il quale i danni da eventuali sommersioni erano giudicati più che tollerabili. L’aumento delle superfici impermeabilizzate, la scomparsa delle risaie, la trasformazione agricola del suolo, finalizzata a consentire la coltivazione meccanizzata dei terreni, e la conseguente scomparsa delle scoline, l’abbandono della manutenzione della rete idraulica privata (aziendale ed interaziendale), il grave fenomeno della subsistenza, causato dagli emungimenti di acque sotterranee, rappresentano oggi i fattori che determinano l’aumento delle portate scaricate nei canali di bonifica, riducendo la sicurezza idraulica delle aree agricole e produttive sottostanti.
  • Occorre inoltre considerare che il concetto di “rischio idraulico tollerabile” tende sempre più ad identificarsi con le catastrofi naturali, in quanto le attività produttive presenti sul territorio, non sono più disponibili ad accettare alcun rischio di sommersione. Ciò porta a dimensionare le opere idrauliche almeno per sopportare eventi meteorici di frequenza centenaria. Gli interventi finora portati a compimento dal Consorzio e la continua azione di manutenzione ed esercizio delle opere hanno consentito di conservare l’efficacia del sistema, ma non sono stati tali da contrastare le trasformazioni del suolo, dovute essenzialmente all’urbanizzazione e ai fenomeni da essa indotti. L’evidenza di quanto sopra descritto si è manifestata soprattutto in occasione dei numerosi eventi di piena che hanno interessato l’area bolognese, come del resto gran parte della penisola, ed in particolare nelle alluvioni di maggio, ottobre e soprattutto dicembre 1996.
  • Questi fenomeni hanno evidenziato che il sistema idraulico, sollecitato da piogge intense, non ha capacità di smaltimento, allorchè il Fiume Reno chiude i portoni delle chiaviche emissarie, per una durata superiore a 5-6 giorni e che i volumi affluiti in tale intervallo di tempo sono superiori alla capacità d’invaso del sistema. Si è riscontrato inoltre che i fenomeni più gravi di esondazione e di allagamento si sono verificati immediatamente a valle delle zone che, negli ultimi anni, hanno subìto le maggiori trasformazioni urbane e la conseguente impermeabilizzazione del suolo, come le aree dell’hinterland bolognese, soggette da tempo anche al fenomeno della subsidenza. Da verifiche effettuate, misurando le precipitazioni e le conseguenti portate alle idrovore, si è infatti dimostrato che l’incremento della portata proveniente da un’area urbanizzata, a pari intensità di pioggia, è quantificabile in valori 10 — 15 volte superiori alla portata proveniente da un’area agricola delle medesime dimensioni e che l’impermeabilizzazione del suolo riduce di ben 500 mc per ogni ettaro urbanizzato la capacità d’invaso del terreno, scaricando le conseguenze sul sistema di bonifica ricevente, mentre la trasformazione da terreni scolanti a terreni drenati e predisposti per la lavorazione meccanizzata ha prodotto una riduzione di capacità d’invaso di circa 100 mc per ogni ettaro di superficie agricola.
  • Tenuto conto che rispetto all’intero territorio della Provincia di Bologna, appartenente al bacino del Fiume Reno, si è avuto dal dopoguerra ad oggi un incremento delle aree urbanizzate di più del 10% si può ben comprendere come il fenomeno sia da giudicare allarmante. Le soluzione dei problemi cui si è fatto cenno interessa tutta la popolazione del comprensorio che, tramite le proprie Amministrazioni, reclama con sempre maggior insistenza azioni concrete che realizzino il duplice obiettivo di aumentare la sicurezza idraulica e di riqualificare l’ambiente sotto il profilo paesaggistico e della fruizione pubblica. L’elenco dei progetti proposti si pone i seguenti obiettivi:
  • 1) Svincolare, almeno in parte, la rete idraulica dal condizionamento delle piene del Fiume Reno che, con la permanenza di livelli idrometrici elevati, preclude lo scarico delle acque di bonifica, sia mediante la realizzazione di idrovore scolmatrici di piena, sia con la estensione delle attuali casse di espansione terminali.)
  • 2) Allargare i canali di scolo, consentendo lo scarico delle acque ai bacini maggiormente urbanizzati, a partire dai collettori terminali e dai canali Allaccianti, che convogliano tutte le acque dell’alta pianura bolognese e, rispetto agli altri corsi d’acqua, hanno pendenza pressochè nulla.)
  • 3) Realizzare casse di espansione a valle delle zone maggiormente urbanizzate, specie dove l’allargamento dei canali non è più possibile, a causa della presenza di costruzioni o strade vicine al corso d’acqua e dove elevato è il fenomeno della subsistenza, che ha provocato vistosi cali di pendenza dei canali, con conseguente maggiore propensione all’esondazione.)
  • 4) Realizzare lungo le golene dei canali di bonifica, ottenute dall’allargamento della sezione di deflusso, percorsi naturali e corridoi ecologici che costituiscono un recupero di naturalità della rete idraulica di pianura. Analogamente, per quanto riguarda le nuove casse di espansione, consentire una fruibilità delle stesse e delle loro pertinenze idrauliche, atta a favorirne un uso didattico e naturalistico, ferma restando la loro preminente funzione idraulica.
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