La seconda guerra mondiale provocò gravi guasti alle opere di bonifica (il fiume Reno fu l’ultimo baluardo di difesa delle truppe tedesche, perciò tutto il territorio fu oggetto di imponenti attacchi aerei e terrestri), che tuttavia furono ripristinate abbastanza rapidamente.
Nell’immediato dopoguerra il Consorzio elaborò, come previsto dalla Legge, un Piano Generale con numerose opere e interventi di potenziamento del sistema scolante. Avviata inoltre la sistemazione delle aree di collina e montagna con grandi opere di forestazione, di viabilità, di approvvigionamento idrico, mentre in pianura si dava l’avvio alla costruzione del C.E.R. per la distribuzione di acqua ad uso irriguo. Gli interventi, condotti in massima parte con il contributo finanziario del Ministero dell’Agricoltura, avevano l’effetto di consolidare il territorio di montagna e collina, di salvaguardare quello di pianura dai rischi idraulici e di stimolarne la produttività, anche attraverso lo sviluppo delle opere irrigue, garantendo in questo modo la continuità del tessuto produttivo del territorio, con rilevanti vantaggi economici e sociali per tutti i suoi abitanti.
Lo viluppo delle attività industriali e artigianali, instauratesi in

particolare lungo la Via Emilia ed in prossimità dei principali centri abitati della pianura, e l’espansione delle aree residenziali, favorita dalla presenza di una rete viaria sempre più moderna e di tutte le necessarie infrastrutture (fognature, acquedotto, metano, telefono, energia elettrica, etc…), la naturale fertilità del terreno, la capacità e la specializzazione degli operatori agricoli e la vicinanza d’importanti mercati (Bologna) ed industrie di trasformazione, permettevano di raggiungere un livello produttivo ed un tenore di vita fra i più elevati d’Italia. Le trasformazioni economiche — sociali non sono sempre avvenute in armonia ed in equilibrio con le esigenze di difesa del suolo, ma spesso hanno contribuito ad innescare un processo di dissesto idrogeologico e d’impoverimento paesaggistico — naturalistico, oggi sempre più evidente.
Il risultato è un territorio con una sicurezza idraulica notevolmente ridotta, nel quale sono assenti interventi di mitigazione e di riequilibrio ecologico (da poco ripresi grazie anche agli interventi di sostegno all’agricoltura e all’ambiente da parte della Unione Europea), soprattutto nelle aree caratterizzate da maggiore presenza di insediamenti produttivi ed urbani.
In particolare alla sicurezza idraulica si rileva che la rete scolante e gli impianti idrovori consortili sono stati dimensionati, nel primo decennio del secolo, per dare sicurezza ad un territorio molto meno vulnerabile di quello attuale, per il quale i danni da eventuali sommersioni erano giudicati più che tollerabili. L’aumento delle superfici impermeabilizzate, la scomparsa delle risaie, la trasformazione agricola del suolo, finalizzata a consentire la coltivazione meccanizzata dei terreni, e la conseguente scomparsa delle scoline, l’abbandono della manutenzione della rete idraulica privata (aziendale ed interaziendale), il grave fenomeno della subsistenza, causato dagli emungimenti di acque sotterranee, rappresentano oggi i fattori che determinano l’aumento delle portate scaricate nei canali di bonifica, riducendo la sicurezza idraulica delle aree agricole e produttive sottostanti.