• Il progetto Pasini
  • Introduzione al progetto Pasini
  • Il progetto generale esecutivo della Bonifica dell'Ing. Piero Pasini, é il documento tecnico-programmatico nel quale compaiono, nitidamente, le scelte, le finalità, le linee d'intervento che porteranno ad un radicale mutamento ed all'attuale assetto idraulico e territoriale del vasto comprensorio di pianura.
    Nella poderosa relazione che correda il progetto, sono infatti illustrate dettagliatamente le motivazioni che sollecitano l'autore a rivoluzionare i principi informatori e le azioni tese alla realizzazione della bonifica, su cui furono redatti il progetto di massima del Genio Civile di Bologna (1906) e dell'Ing. Brunelli (1905).
  • Essi miravano ad ottenere lo scolo naturale del comprensorio mediante la costruzione di un canale emissario che avrebbe dovuto passare sotto il Reno alla Bastia, proseguire in margine alle Valli di Comacchio e confluire in Reno - con una chiavica - circa 2 chilometri a monte del suo sbocco in mare.'Ing. Pasini, dopo aver considerato la scarsa attualità dei criteri, delle conoscenze e delle esperienze degli orientamenti espressi negli elaborati del 1905 e 1906, superati in breve volgere di tempo dalle opere di bonifica portate a compimento in Italia e specialmente nella Valle Padana, afferma fin dalla prima pagina la necessità di utilizzare a pieno i progressi raggiunti dalla meccanica e di abbandonare le diffuse perplessità in merito alla sicurezza ed affidabilità degli impianti idrovori.
    La corretta determinazione del coefficiente udometrico adatto e sufficiente resta inoltre "uno dei punti fra i più controversi nello studio di una bonifica", per l'opportunità "di provvedere all'indispensabile e di non esagerare nel superfluo".
    Stabilire quindi un numero che individui - con sufficiente approssimazione - il volume di acqua da smaltire in relazione all'entità e distribuzione delle precipitazioni atmosferiche, alla configurazione fisica delle località, alla natura dei terreni, alla varietà delle colture, è comunque indispensabile per dimensionare le opere.
  • Sulla scorta dei dati raccolti in un ventennio (dal 1894) da dieci pluviometri e dalle osservazioni idrometriche sulla quantità di acque pervenute nei canali e negli scoli, Pasini valuta che i coefficienti udometrici calcolati nel progetto del Genio Civile debbano essere pressoché raddoppiati per le acque provenienti dai terreni "bassi" e che quindi necessitano di sollevamento ed aumentati considerevolmente per le acque provenienti da terreni "alti" che defluiscono per gravità.
    Va da sé che a detto incremento di coefficienti corrispondono necessariamente più ampie sezioni dei colatori e dimensioni dei manufatti.
  • "Qualora fosse mantenuto il concetto dello scolo naturale con emissario al mare" - prosegue Pasini - occorrerebbe tener conto di una "portata più che doppia di quella del progetto di concessione, calcolata di metri cubi 21,50, e cioè di metri cubi 45".
  • Pasini prevede occorrano 5 anni per costruire gli impianti idrovori, contro i 10 e più necessari per costruire la Botte e l'Emissario, che ritiene in assoluto opere "che presenterebbero durante l'esecuzione, ed anche dopo, pericoli maggiori di quelli che si possono temere dagli impianti idrovori moderni".
  • Il punto prescelto per l'attraversamento del Reno in botte é "l'infida località del froldo Manica", l'unica che si presta allo scopo.
    Le arginature si elevano per 15 metri sul piano di campagna e furono costruite con "vere montagne di terra, con banche, sottobanche e spaltoni, che danno al declivio l'aspetto di una rampa piuttosto che di una scarpa".
  • Proprio in quel luogo sopra la nuova Botte - "dovrebbe essere ricreato un nucleo arginale delle stesse dimensioni, d'incerto e comunque lentissimo consolidamento, quando a cinque chilometri di distanza, in occasione della costruzione della Botte sotto il Santerno, a lavori ultimati, trecento metri di arginatura sprofondarono in una sola notte di tre metri e mezzo".
  • Simili considerazioni vengono esposte anche sulla sicurezza dell'Emissario: 20 chilometri di canale pensile sulla pianura circostante, sostenuto da terreni di natura valliva (le Valli di Comacchio), esposto alle minacce della battaizza, e - non ultime - delle esondazioni dal vicino Reno.
    La Botte sottopassante il Reno e l'Emissario a mare - conclude Pasini - sono dunque i due punti deboli del progetto precedente, e la loro eliminazione "può considerarsi beneficio non indifferente alla soluzione che si propone".
  • L'alternativa: separare rigorosamente le acque alte da quelle basse, e cioè convogliare direttamente a Reno, con appositi canali, le acque provenienti dalle terre alte, che in occasione possono essere immesse nel fiume, e provvedere al sollevamento delle acque dei terreni altimetricamente più depressi, per farle confluire in Reno a quote adeguate o per il temporaneo accumulo in casse di espansione.
    La linea di separazione fra acque alte e basse viene studiata e riscontrata sul terreno con grande meticolosità, poi "riportata con ogni cura sulle tavolette al 25000 dello Stato Maggiore".
  • Nel calcolo per il dimensionamento degli impianti idrovori, che saranno due (quello di Saiarino per la sinistra e di Vallesanta per la destra dell'Idice), Pasini attribuisce ai terreni depressi un coefficiente udometrico superiore di circa un sesto (da 1,07 a 1,25 per il bacino del Lorgana (sinistra Idice) e da 1,55 ad 1,80 per il Menata (destra Idice), detraendo dal computo le aree occupate dalle casse di espansione (496 ettari per Saiarino e 375 per Vallesanta).
  • Ciò al fine di avere una potenzialità delle macchine superiore a quella dei canali, in vista di afflussi eccezionali, interruzioni di funzionamento, ed altre emergenze imprevedibili.
    Il confronto fra la portata complessiva (54,6 metri cubi) delle idrovore e quella prevista nel progetto esecutivo (21,5 metri cubi) dimostra quanto giovi alla bonifica la soluzione proposta, che assicura alle acque basse un deflusso superiore di due volte e mezzo quello originariamente ipotizzato.
  • Va detto che le grandi escursioni di livello del Reno nei momenti di piena (80-90 centimetri in un'ora) e le differenze di prevalenza elevatissime (da 0 a 9 metri), non consentono la costruzione di impianti idrovori che versino la loro mandata direttamente nel fiume.
  • Occorre quindi "l'azione moderatrice" delle Casse di espansione, che subiscono lente variazioni di quota e riducono le prevalenze, immagazzinando le acque in attesa del raggiungimento dei livelli normali.
  • Per la destra Idice s'individua l'utilizzazione dell'esistente Cassa di Vallesanta (ettari 375), adiacente al Sillaro, in cui trova scarico mediante la chiavica Bastia.
  • In sinistra Idice la zona più adatta allo scopo è la zona bassa della colmata d'Idice - Quaderna, compresa fra il Reno e lo scolo Saiarino Vecchio (500 ettari).
  • La cassa Gandazzolo (450 ettari), arginata a quota 11,50 con scarico diretto in Reno, una volta sottratta - come si dirà più avanti - , all'espansione del Savena, potrà essere posta a servizio del Canale della Botte e a sollievo della Cassa Saiarino, fungendo da valvola di sicurezza del grande bacino in sinistra dell'Idice.
  • Il calcolo degli invasi in relazione alle piogge dell'ultimo ventennio traccia infine il profilo altimetrico alle cunette ed alle arginature dei canali e delle Casse.
  • Problema di capitale importanza resta tuttavia l'affrancamento delle acque "estranee".
  • L'esclusione dal comprensorio delle acque del Navile e Savena Abbandonato implica infatti lavori che avrebbero dovuto essere ultimati prima dell'esecuzione della bonifica, nel cui progetto iniziale non furono compresi, ma cui sono intimamente collegati.
  • Basti dire che se essi non avessero corso, la bonifica non potrebbe avere effetto.
  • Si pensava che adeguati provvedimenti giungessero a risolvere il problema prima che venissero intrapresi i lavori del progetto di bonifica, ma fino al 1914 nulla è stato attuato né deciso; le acque "estranee" si scaricano ancora nella Cassa del Gandazzolo, da cui lentamente defluiscono in Reno attraverso il Canale della Botte, che, così impegnato, viene a contrastare l'immissione degli scoli delle terre basse.
    La variante Pasini viene quindi a comprendere anche le opere necessarie per condurre in Reno il Navile e il Savena Abbandonato, riuniti in un unico canale a 16 chilometri da Bologna (Diversivo Navile-Savena), con arginature di altezza tale da contenere le acque che possano raccogliersi durante la chiusura della Chiavica Gandazzolo nei momenti di massima piena del Reno.
  • Progetto e notizie generali
  • Il progetto esecutivo, studiato nel 1913 dal sottoscritto, veniva presentato nel 1914 al Ministero dei Lavori Pubblici che l'approvava nel settembre di quell'anno e poco dopo si iniziavano gli impianti dei cantieri ed i lavori.
    La Bonifica Renana provvede a sistemare lo scolo di un vasto territorio di oltre 90.000 ettari, compreso fra la Via Emilia, il Reno ed il Sillaro, appartenente per la maggior parte alla Provincia di Bologna, ma che comprende altresì terreni Ferraresi e Ravennati.
  • Esso si estende lungo il Reno per circa 45 chilometri, ed ha la larghezza media di chilometri 20.
    Il fiume Idice, che attraversa diagonalmente la Bonifica, la divide in due comprensori, completamente separati.
    Fanno parte della Bonifica anche i terreni oggi racchiusi nella Cassa di Colmata dei torrenti Idice e Quaderna; terreni che da lunghi anni attendono la loro redenzione dalla inalveazione dei predetti torrenti e la loro immissione in Reno; lavoro questo la cui necessità ed urgenza si rende sempre più manifesta, e senza del quale la Bonifica non può ritenersi completa.
    Non tutti i terreni costituenti il comprensorio di Bonifica erano sofferenti di scolo. Soltanto la metà di essi era paludoso o deficiente di scolo; l'altra metà non avrebbe avuto bisogno per sé di grandi lavori, ma venne inclusa in Bonifica perché le sue acque dovevano essere condotte con separati canali direttamente al Reno senza dilagare sulle terre basse e senza ostacolarne lo scolo.
    Le campagne più depresse, adiacenti al Reno, stanno a circa m. 5.5 sul livello del mare; le loro acque precipitando in basso inondavano i terreni inferiori e li rendevano paludosi.
    Le condizioni delle terre basse in sinistra d'Idice erano per di più aggravate dal fatto che le acque torrentizie del Savena abbandonato e del Canale Navile, sfocianti in Reno mediante chiaviche e insufficientemente arginate, durante le piene del fiume dovevano scaricarsi esse pure sulle campagne latistanti e andavano ad accrescere il disagio delle terre basse proprio nei periodi più critici delle piogge.
  • Questo stato di fatto precedente alla Bonifica dette ragione dei lavori che furono compresi nel progetto esecutivo i quali consistettero:
  • 1°) nello escludere dal comprensorio le acque estranee alla Bonifica le quali devono sempre e tutte andare direttamente in Reno;
  • 2°) nel convogliare direttamente a Reno con appositi canali le acque provenienti dalle terre alte che possono in qualunque tempo essere ricevute dal fiume;
  • 3°) nel raccogliere agli Stabilimenti idrovori le acque dei terreni bassi le quali hanno bisogno di essere sopraelevate per scaricarsi in fiume.
  • Comprensori e canali
  • Abbiamo già detto che il torrente Idice divide la Bonifica in due separati comprensori ciascuno dei quali ha bisogno dei suoi canali di acque alte e di acque basse e di un proprio Impianto Idrovoro.
    I Collettori principali di scolo sono tre in sinistra e due in destra d'Idice. In generale acque alte e basse corrono parallele e vicine, e gli scavi per i canali bassi hanno servito per arginare gli alti.
    I movimenti di terra occorsi per l'apertura dei nuovi canali e per la sistemazione dei vecchi raggiunse il considerevole volume di 12 milioni di metri cubi.
    Sono raccolti nei seguenti prospetti i dati generali relativi alla estensione dei comprensori, ai coefficienti udometrici ed alle portate dei Collettori principali, ecc.
  • Navile e Savena
  • Per liberare le terre basse e lo Stabilimento Saiarino dalle acque torrentizie di Navile e di Savena abbandonato sono stati riuniti in unico alveo i due corsi d'acqua mediante un Diversivo che si distacca da Navile a Bentivoglio e confluisce in Savena poco a valle della frazione Casoni.
    Uno scaricatore a tre luci, munito di paratoie regolabili, situato all'incile del Diversivo, dà modo di scaricare nel nuovo alveo e per esso in Reno tutta la quantità d'acqua che non ha sfogo o non viene utilizzata per irrigazioni nel tronco inferiore di Navile.
    L'alveo di Savena è stato convenientemente ampliato per una portata di circa 50 mc., e le arginature furono rialzate di tre metri nel tronco inferiore perché le piene possano aver sempre sicuro recapito in Reno.
    Una chiavica nuova, atta allo smaltimento delle piene dei due corsi d'acqua riuniti, è stata costruita in prossimità alla vecchia insufficiente Chiavica di Gandazzolo.
  • Impianti idrovori
  • Per il comprensorio in sinistra d'Idice, che ha superficie più che doppia di quello di destra, è stato costruito nella località Saiarino di fronte Argenta uno Stabilimento idrovoro che alla massima prevalenza prevista di m. 4.35 ha la portata di mc. 36.60 a minuto secondo.
    In destra lo Stabilimento Vallesanta, in località omonima, prossima ai Dueponti, ha portata di mc. 18.30 alla prevalenza massima di m. 3.30.
    I gruppi idrovori, in numero di 6 a Sajarino e 3 a Vallesanta, sono costituiti ciascuno da una pompa centrifuga ad asse verticale direttamente accoppiata a motore elettrico sincrono a 5200 Volt, 42 periodi, 105 giri, della potenza di 480 HP. a Sajarino e 370 HP. a Vallesanta.
    La forza complessiva installata risulta di 4000 HP.
    Alla prevalenza media normale di lavoro di m. 2.25 a Sajarino la portata di ogni gruppo pompamotore è di mc. 8.30 a secondo; ed a Vallesanta di mc. 7.50 per prevalenza media di m. 2.00; e così la portata complessiva delle pompe alla prevalenza normale risulta di mc. 50 a Sajarino e mc. 22.5 a Vallesanta.
  • Come si vede la potenzialità dei macchinari ha notevole esuberanza sulle piene massime previste e sulle portate dei collettori principali. Ciò conferisce agli impianti buona garanzia di esercizio anche nelle eventualità di temporanee interruzioni di funzionamenti, e permetterà di lavorare prevalentemente di notte quando l'energia elettrica abbonda, ed ha minor prezzo.
  • Durante i periodi di magra del Reno anche le acque basse possono defluire liberamente al fiume mediante cunicoli muniti di paratoie che attraversano gli Stabilimenti fra pompa e pompa. Il fondo di Reno, che d'estate rimane asciutto, in corrispondenza alle Chiaviche di scarico ha quota di m. 3 sul mare, mentre i terreni più depressi hanno quota di m. 5.50; tali altimetrie permettono il deflusso senza sollevamento di circa un sesto dell'acqua di pioggia che arriva agli Stabilimenti.
    Per la fornitura dell'energia alle idrovore è annessa allo Stabilimento Sajarino una Cabina di trasformazione equipaggiata per tre linee di arrivo a 50.000 Volt provenienti dagli impianti alpini ed appenninici, e tre d'uscita a 5200 Volt, delle quali una per il vicino Stabilimento Sajarino e le altre due per quello di Vallesanta distante 5 chilometri e mezzo.
    La Cabina comprende tre trasformatori da 2000 K.V.A. ciascuno, di cui uno per riserva, oltre a tutti i macchinari ausiliari e di sicurezza.
    E' annessa pure allo Stabilimento Sajarino, attigua alla Cabina di trasformazione, una Centrale termica atta a produrre alla tensione per il funzionamento degli impianti idrovori e servizi accessori. La Centrale è costituita di un gruppo turbo-alternatore da 3600 K.W. e tre caldaie a vapore moltitubolari con surriscaldatori e bruciatori a nafta. Due caldaie sono sufficienti per il funzionamento del gruppo.
    Fanno parte ancora degli Stabilimenti idrovori le Officine meccaniche ed elettriche, gli Uffici, le Case di abitazione per il personale, magazzini, cisterna, piazzali per il deposito materiali, ecc. Anche la rimessa locomotori ed annesse officine di riparazione e vasto parco vagoni per la ferrovia elettrica consorziale a scartamento 0.90, hanno sede sui piazzali dello Stabilimento Sajarino.
  • Le osservazioni udometriche del ventennio 1898-1917 danno per il comprensorio di bonifica una piovosità media annua di mm. 681 e massima di mm. 941. Tenuto conto che due terzi dell'acqua che cade scompare per evaporazione, rimane una altezza media d'acqua di mm. 227 affluente agli Stabilimenti, e cioè sulla superficie complessiva delle terre basse di Ett. 41.809 un volume di 95 milioni di metri cubi d'acqua all'anno. Di questi però circa un sesto, ossia 16 milioni, possono defluire nei periodi di magra liberamente al Reno, e li rimanenti 79 milioni di mc. saranno da sollevare dagli Stabilimenti idrovori con un consumo che può presumersi di circa 850.000 K.W.H. all'anno, pari a K.W.H. 1250 per ogni mm. di pioggia caduta sulle terre basse, ossia tre K.W.H. per ogni mm. di pioggia e chilometro quadrato di superficie.
  • Casse di Espansione e chiaviche
  • Destinate al servizio dei due Stabilimenti idrovori due Casse di espansione, che hanno funzione di moderare le prevalenze col tener immagazzinate le acque sollevate durante le piene del Reno, sempre di breve durata (uno o due giorni).
    Dette Casse, collocate in aderenza alle Chiaviche di scarico, rendono più facile ed economico il funzionamento delle macchine, le quali male di adatterebbero a versare direttamente in un fiume come il Reno a rapidissimi incrementi e grandi dislivelli.
    Le Casse hanno ampiezza esuberante alle Acque basse del proprio comprensorio e possono eccezionalmente servire di ristoro anche alle Acque alte.
    A tal uopo appositi manufatti scaricatori mettono in comunicazione le Acque alte con le Casse.
    Nella stagione estiva le acque immesse nelle Casse di espansione, o trattenute nei canali di acque alte, o in essi sollevate, possono essere utilizzate per irrigazione e specialmente per la coltura del riso.
    Il Consorzio sta ora studiando il miglior modo per provvedere a questi bisogni di rifornimento di acqua che si manifestano quasi sempre nelle terre bonificate.
    Le Acque alte in sinistra d'Idice continueranno a servirsi della preesistente Chiavica Beccara; per quelle basse, sempre in sinistra, sono state costruite due nuove grandi Chiaviche di 100 metri quadrati di luce complessiva, le quali, fino a che non saranno ultimati i lavori di inalveazione dell'Idice, faranno servizio comune alla Bonifica e alla Colmata, favorendo di molto la prosecuzione di quest'ultima col richiamo delle torbide.
    In destra d'Idice sono state utilizzate sia per le Acque alte che per le basse, le due vecchie Chiaviche Due Luci e Bastia all'uopo restaurate.
  • Opere d'arte
  • Numerosi nuovi manufatti d'ogni specie (oltre 500) taluni assai importanti, sono occorsi per mantenere la continuità delle strade, dei corsi d'acqua, delle derivazioni e per l'esercizio della bonifica.
  • La natura del sottosuolo poco consistente, compressibile, intercalato da strati di cuora di più metri di spessore, ha richiesto speciali provvedimenti sia nella struttura delle opere d'arte che nelle modalità di costruzione.
  • Si sono adottati, specialmente per i ponti e più ancora pei lunghi manufatti sottopassanti i canali, tipi snodati che possono seguire senza lesionarsi gli effetti degli carichi disuguali ed i cedimenti del sottosuolo.
  • Si è pure fatto largo uso di palafitte di cemento armato di lunghezza fino a 17 metri.
  • In tutta la bonifica sono stati infissi più di 30 chilometri di tali palafitte cementizie.
  • Esecuzione dei lavori
  • La spesa complessiva pei lavori, prevista prima della guerra giusta il progetto di concessione in L. 56.400.000, ha raggiunto all'atto esecutivo l'importo di 210 milioni, compresavi però anche la sistemazione di Navile-Savena non inclusa nell'originario progetto di concessione.
    Mancano nella zona bassa le strade, manca l'acqua potabile, sono necessarie le irrigazioni. Delle strade sono stati presentati i progetti; le irrigazioni sono allo studio; all'acqua potabile si dovrà provvedere insieme alla bonifica agraria.
    I lavori avrebbero dovuto compiersi in 10 anni. Iniziati poco prima della guerra, sul finire del 1914, sarebbero stati certamente portati a compimento in un tempo più breve di quello previsto, se la guerra non ne avesse ostacolato il regolare sviluppo.
    Ciò non ostante gli Stabilimenti idrovori sono già funzionanti e tutti i lavori saranno ultimati entro il corrente anno.
    Per l'esecuzione dei lavori il Consorzio predispose fin dapprincipio grandiosi impiati destinati a facilitare l'esecuzione delle opere e soprattutto il trasporto delle terre e dei materiali, tenuto conto della deficientissima rete stradale nelle zone nelle quali si sarebbero svolti i lavori.
    Impianti e mezzi d'opera vennero azionati tutti elettricamente; ed a tale uopo una linea ad alta tensione a 15.000 Volt, lunga circa 50 Km. fu stesa lungo il tracciato dei lavori principali.
    Da essa vennero derivate le linee di alimentazione delle numerose cabine di trasformazione, talune fisse altre mobili a servizio dei cantieri, delle ferrovie e dei mezzi d'opera.
    Fra gli impianti principali oltre alle officine ed ai magazzini, menzioniamo:ferrovia elettrica a corrente continua, tensione 540 Volt., lunga 60 Km., costruita con carattere di stabilità, che continuerà a funzionare anche a bonifica ultimata, con due stazioni di allacciamento alle linee ferroviarie.
    Essa è servita da 12 locomotive di 60 HP. e 300 carri. La corrente continua viene fornita da 4 sottostazioni munite di convertitrici Westinghouse. Ferrovia elettrica portatile su binario Decauville da 0.60, lunga 30 Km. servita da 10 locomotive di 25 HP. e 400 vagonetti a bilico.
    Una fornace a fuoco continuo capace di quattro milioni di mattoni all'anno oltre a laterizi speciali di ogni genere.
    Escavatori elettrici, di cui due grandi capaci di escavare da 1500 a 2000 mc. al giorno. Due Draghe elettriche con scarico a distanza della potenzialità una di 1000 l'altra di 400 mc. al giorno.
    Pompe d'aggottamento d'ogni portata, battipali, lavatrici, impastatrici, un compressore stradale e numerosi altri mezzi d'opera d'ogni genere.
    Gli Stabilimenti idrovori, i manufatti di manovra ed i cantieri vennero tutti collegati fra loro da linee telefoniche e ad un centralino nel cantiere principale di Sajarino al quale fa capo anche una linea diretta che unisce il cantiere stesso all'Ufficio di Direzione di Bologna.
    La Bonifica negli anni dopo la guerra ha impiegato giornalmente un numero di operai che mediamente ha oscillato fra i due ed i tremila, ma nei periodi d'inverno-primavera raggiunse anche i cinquemila.
  • Bologna, 1923
  • IL DIRETTORE ING. P. PASINI
email: segreteria@bonificarenana.it∴Tel. +39-051-295111∴Fax +39-051-295270∴