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Gli albori e l'età romana 

Il fiume Po (Padus) era conosciuto nell'antichitá col nome di Eridano. In epoca romana il corso superiore del Padus non era molto diverso da quello attuale: a Bondeno si incrociava con lo Scultenna (odierno Panaro), avanzando infine fino all'altezza di Ferrara. Qui cominciava il delta vero e proprio. Il greco Polibio descrive il delta del Po formato da tre rami, che si separano in una località detta Trigaboli: il primo detto Olana (Po di Volano) ed il secondo a sud, chiamato Padoa (Po antico). Il terzo ramo, di cui Polibio non cita il nome, è probabilmente quello passante per Copparo. In posizione arretrata rispetto a Trigaboli vi era un quarto ramo, che assumerà importanza solo a partire dall'VIII secolo, col nome di Primarius (l'attuale Po di Primaro).

La grande pianura solcata dal Reno era ricca di foreste e specchi d'acqua circondati da terreni fertili; i Romani erano usi assegnare questi territori alle famiglie dei veterani, applicando il metodo della centuriazione. La prima operazione consisteva nel dividere l'area con due linee principali: il decumanus ed il cardo, tra loro perpendicolari. In seguito venivano tracciati i decumani e cardini secondari, paralleli ai primi. Ne risultava un reticolo ad area quadrata che veniva ancora suddiviso in 100 areole, chiamate heredium. A sua volta, l'heredium poteva essere diviso a metá, formando due campi rettangolari, con il lato minore di 35,5 m, dimensione che ancor oggi si riscontra negli appezzamenti di pianura.

L'agro centuriato si estese per tutta la fascia pianeggiante: oltre ad una fitta rete scolante, i Romani realizzarono grandi opere come l'acquedotto di Bononia, costruito in galleria e che ancor oggi alimenta la cittá. Molti itinerari - che si possono ricostruire leggendo la Tavola Peutingeriana - seguivano il corso di fiumi o canali, come la via "per Padum", la via Aemilia Minor, il canale della Fossa Augusta.

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