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L’estate 2022 è stata eccezionale per la combinazione di temperature molto alte, abbinate a siccità persistente. E la pianura bolognese era in una situazione idrica critica, anche per i deficit di pioggia maturati nei due anni precedenti.
Questa situazione ha messo a rischio gli habitat naturali delle aree umide e solo la distribuzione irrigua ne ha consentito la sopravvivenza!
Infatti, la pianura bolognese è ricca di zone d’acqua dolce: sono circa 2.700 gli ettari destinati a valle o area umida, protette o meno. Anche il reticolo dei canali di bonifica (circa 2.000 chilometri nell’area del nostro consorzio) ospita diversi ecosistemi naturali, ricchi di flora e fauna. Di questi oltre 200 chilometri rientrano nella rete delle aree protette, come SIC e ZPS.
Questi habitat non sarebbero sopravvissuti ad un'estate come l'ultima senza l’acqua distribuita dalla Bonifica Renana per l’irrigazione. Da febbraio a ottobre, ogni anno, vengono resi disponibili alla pianura circa 70 milioni di metri cubi di acqua di superficie. Il 90% della risorsa viene pompato dal fiume Po ed arriva nel bolognese e nell'imolese tramite il Canale Emiliano Romagnolo.
Acqua che oltre a dissetare le coltivazioni, consente la sopravvivenza degli ecosistemi naturali presenti nei canali, nelle casse di espansione e nelle zone umide del territorio.
Anche se meno evidente, fondamentale è il fatto che mantenere una certa quota di umidità nel suolo, oltre che a ricaricare la falda freatica, contribuisce a conservare la microfauna e la fertilità naturale del suolo stesso, contrastando il rischio di una progressiva desertificazione. Ipotesi non peregrina, considerando la rilevanza del cambiamento climatico in atto.