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L'acqua di superficie distribuita dai consorzi è fondamentale per l'agro-alimentare
notizia pubblicata in data : lunedì 11 marzo 2024
L'acqua di superficie distribuita dai consorzi è fondamentale per l'agro-alimentare

Mentre nell'ultimo biennio si valutano in 6 miliardi all’anno i danni causati dalla siccità all’economia agricola italiana, l'89% dell'acqua di pioggia viene rilasciata in mare.

 

A porre la questione è Francesco Vincenzi, presidente di ANBI: “Proponiamo una lettura diversa del colpo di coda invernale che ha allarmato per l’insito rischio idrogeologico, alla cui prevenzione concorre l’esperienza operativa dei Consorzi di bonifica; è significativo, infatti, dare un valore all’acqua piovana, che per l’89% termina inutilizzata a mare e che potrebbe essere accumulata, almeno in parte, e aumentare la resilienza della produzione agro-alimentare agli stress climatici. La realizzazione di nuovi invasi multifunzionali lungo la Penisola aumenterebbe la sicurezza dalle alluvioni creando al contempo riserve idriche per i momenti di bisogno.”

 

L’Italia è infatti tra i Paesi europei che maggiormente ricorre all’irrigazione: è seconda in termini di superficie irrigata solo alla Spagna (circa 2.400.000 ettari contro i 3 milioni di ettari iberici) e quarta in termini di incidenza della superficie irrigata sulla S.A.U. (Superficie Agricola Utile) con circa il 9%, dopo Malta, Cipro e Grecia.

 

Per più della metà della S.A.U. irrigata (1.300.000 ettari su 2.400.000) l’irrigazione è gestita in maniera collettiva ad opera dei Consorzi irrigui. La presenza dell’irrigazione costituisce un elemento determinante del valore del suolo coltivato, introducendo una differenza fra irriguo e non irriguo pari - mediamente - a 13.500 euro ad ettaro.

 

Il beneficio prodotto dall’irrigazione si differenzia per colture praticate: nei seminativi, mediamente, l’incremento di valore riconducibile all’irrigazione è pari a circa il 27%; il contributo massimo si registra per i suoli a colture specializzate: frutteto (+35%) e orto (+82%), ma significativo è pure il contributo fornito al valore dei prati (+48%) che, nel Nord, richiedono elevati volumi d’acqua.

 

“Ne consegue – puntualizza Vincenzi – che l’irrigazione contribuisce in modo significativo non solo  al reddito delle principali colture praticate in Italia, ma anche alla sua stabilità nel tempo,  essenziale per la sopravvivenza di sistemi agricoli, basati sulle colture specializzate. È determinante affermarlo in ambito europeo, perché la crisi climatica obbliga le agricolture mediterranee ad un’irrigazione ampliata a più mesi e per la quale è necessario distribuire l’acqua sul territorio attraverso adeguate infrastrutture.”


 

Ufficio stampa ANBI 

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